La nascita del primo Tribecchiano

Nel Bosco di Tribecco, quando il tempo scorreva ancora piano e gli alberi non avevano fretta di crescere, viveva una vecchia quercia dal tronco largo e rugoso.
Era così antica che ricordava il passaggio delle stagioni come si ricordano i sogni.

Un giorno d’estate, quando l’aria tremava di luce e il bosco ronzava piano, arrivò una piccola vespa.
Non era una vespa qualunque: era una vespa delle galle, custode di un antico gesto della natura.

La vespa si posò sul ramo più forte della quercia e, con un pungiglione sottile come un filo d’erba, punse la corteccia per deporre il suo uovo.
La quercia non provò dolore.
Sapeva che quel gesto faceva parte di un patto antico tra alberi e insetti.

Attorno all’uovo, lentamente, la quercia iniziò a costruire una galla: una piccola sfera liscia, rotonda, protettiva.
Dentro, la vita cresceva silenziosa.

Ma quel giorno accadde qualcosa di raro.

Accanto alla prima galla, ne nacque una seconda, così vicina che quasi si toccavano.
Il vento le fece dondolare insieme, la pioggia le bagnò nello stesso momento, il sole le scaldò come fossero una cosa sola.

La natura, a volte, ama giocare.

Durante una notte di luna piena, quando il bosco respirava profondamente, le due galle si avvicinarono ancora di più… e si unirono.
Non con un rumore, non con una luce abbagliante, ma con un piccolo toc, come due pensieri che decidono di diventare uno solo.

All’alba, appeso al ramo della quercia, non c’erano più due galle separate.
C’era qualcosa di nuovo.

La galla più grande divenne il corpo,
la più piccola divenne la testa.

Dal punto in cui le galle si toccavano, spuntarono rametti sottili, che diventarono braccia e gambe.
Un riccio lasciò cadere una cupola di ghianda, che scivolò sulla testa come un cappello perfetto.

Quando il vento del mattino soffiò tra le foglie, la creatura aprì per la prima volta gli occhi.

Era nato il primo Tribecchiano.

Piccolo, leggero, fatto di bosco e pazienza, il Tribecchiano scese dal ramo con attenzione.
Non parlava ancora, ma ascoltava.
Capiva il linguaggio delle foglie, il passo degli animali, il silenzio delle radici.

La vespa tornò a volare sopra la quercia e, vedendo ciò che era nato, ronzò soddisfatta.
Non sapeva di aver creato un popolo, ma la natura sì.

Da quel giorno, nel Bosco di Tribecco, quando due galle crescono troppo vicine e la magia della natura decide di unirle, può nascere un Tribecchiano.
E solo chi sa guardare davvero — soprattutto i bambini — riesce a scorgerli tra muschio, foglie e ombre gentili.

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